Comunicazioni

11.12.2007 SEMINARIO DI FORMAZIONE : La “pulizia” dei Torrenti, la riqualificazione fluviale e la difesa del territorio: questioni a confronto.

Organizzazione:

Gruppo Alpini Caronno P.lla Bariola in collaborazione con Consorzio Parco del Lura

Titolo:

La “pulizia” dei Torrenti, la riqualificazione fluviale e la difesa del territorio: questioni a confronto.

Introduzione:

Arch. Occhiuto Francesco

Direttore Consorzio Parco del Lura

Relatori:

Dr. Canobbio Sergio

Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio

Università degli Studi di Milano-Bicocca

Dr. Biasioli Massimiliano

LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli)

Premessa:

Ancora troppo spesso l’istintiva risposta delle Autorità e della popolazione alle sempre più frequenti alluvioni è la richiesta di interventi immediati di arginature e di “pulizia” dei fiumi dalla vegetazione e dagli accumuli di ghiaia, affrettatamente individuati come responsabili delle esondazioni. A pagarne lo scotto sono i fiumi, ridotti da affascinanti ecosistemi viventi a squallide condutture idrauliche, e i cittadini, impoveriti dal prelievo fiscale per tali opere devastanti e sbigottiti dall’accresciuto rischio di alluvione, del quale non riescono a comprendere la causa.

La scelta del termine “pulizia”, infelice già dal punto di vista linguistico (le piante non sono “sporcizia”!), è tuttavia molto illuminante poiché riflette fedelmente quella profonda ostilità nei confronti della vegetazione – frutto di un pregiudizio largamente diffuso – che è la motivazione di fondo dei frequenti tagli della vegetazione dagli alvei, dalle sponde e dalle golene. I “capi di imputazione” riguardano la resistenza opposta al deflusso delle acque e la brutta abitudine degli alberi divelti dalle piene ad ostruire la luce dei ponti stretti, provocando esondazioni. Per esprimere un giudizio equilibrato occorre però tener conto anche dei contributi positivi della vegetazione, sia dal punto di vista naturalistico, sia da quello idraulico. Se la vegetazione forestale che ricopre i versanti svolge un insostituibile ruolo nella regolazione delle piene, quella fluviale consolida le sponde e, proprio offrendo resistenza alla corrente, ritarda la corrivazione delle acque, attenuando (e non aumentando!!!) i picchi di piena. Se è vero dunque che localmente alcune piante possono favorire l’esondazione, è altrettanto vero che la loro azione cumulativa, estesa a tutto il reticolo idrografico, attenua il rischio idraulico e che quest’ultimo è in massima parte la diretta conseguenza dell’imprevidenza umana: costrizione dei fiumi in alvei ristretti per “guadagnare” terreno, ponti con luci inadeguate, localizzazione imprudente degli insediamenti, impermeabilizzazione del territorio, ecc.

Nell’ambito di una strategia che non subordini ad altri interessi la sicurezza idraulica – basata quindi sul miglioramento della permeabilità del territorio, sull’allungamento dei tempi di corrivazione, sull’ampliamento degli alvei in larghezza anziché in altezza, sull’eliminazione delle strozzature idrauliche, sulla prudente localizzazione degli insediamenti – il mantenimento della vegetazione alveale e riparia incrementa ulteriormente la sicurezza idraulica. È solo nell’ambito della scelta di restringere gli spazi concessi al fiume che la vegetazione, da fattore di sicurezza, diventa un pericolo da rimuovere. La vegetazione presente in alveo e sulle sponde svolge una importante funzione antierosiva trattenendo con gli apparati radicali le particelle di suolo. La copertura vegetale conferisce stabilità al terreno in maniera dinamica, in proporzione allo stadio di sviluppo raggiunto; crea habitat naturali per la fauna selvatica, fornendo luoghi di alimentazione, rifugio e riproduzione; l’ombreggiamento del corso d’acqua è utile al controllo dell’eccessivo sviluppo di altri vegetali ed ostacola il riscaldamento delle acque. A livello radicale si realizzano meccanismi di depurazione, vengono assimilati eccessi di sostanza organica e assorbiti metalli pesanti e altre sostanze chimiche. La vegetazione, infine, non interferisce negativamente sulle relazioni intercorrenti tra il corso d’acqua e la falda freatica, contribuisce nettamente ad incrementare la diversità biologica –fattore di pregio e di stabilità di ogni ambiente naturale– e consente la conservazione e il miglioramento del paesaggio in senso naturalistico oltre che culturale.

Gli alberi e gli arbusti che più frequentemente colonizzano gli ambiti ripari posseggono generalmente la proprietà di sopportare forti inghiaiamenti e successive erosioni conseguenti al transito delle piene.